Il nudo è quanto di più inflazionato e difficile esista nel mondo della fotografia.

Oramai la nudità fa parte della nostra vita, siamo infatti circondati da corpi nudi, bombardati da modelle, stelline, e soubrette varie ed eventuali che posano senza veli o in abiti succinti, ognuna di loro con l’obiettivo di ottenere quanti più “like” sui profili social.

Per questa ragione il fotografo che si cimenta con un nudo deve sperimentare continuamente per poter ottenere dei risultati originali, lontani dai soliti cliché.

Ho sempre ammirato il grande Avedon ed l’imprevedibile Mapplethorpe: entrambi, se pur con stili e canoni diametralmente opposti, hanno ridisegnato il concetto di nudo fotografico.

In questa serie di scatti ho voluto creare un contrasto tra le sinuose forme della splendida Chiara e l’asprezza dell’ambiente circostante, eccellente backstage per catturare l’attenzione dell’osservatore.

Il soggetto quasi si perde nel paesaggio, diventandone elemento essenziale, ma allo stesso tempo la sua armonia si ricongiunge alla bellezza della natura, ricomponendo la dicotomia iniziale.

Si tratta di un genere fotografico che suscita ancora imbarazzo ed è foriero di numerosi dibattiti tra chi non gradisce la nudità, ritenendola scabrosa, e chi invece ne apprezza la semplicità, giudicandola come elemento primordiale e puro della natura umana.

Qui si vuole dare una lettura diversa del nudo, senza alcuna velleità di ritenersi depositari della verità assoluta.

Da buon siciliano chiudo citando lo scrittore Tomasi di Lampedusa che, ne “ il Gattopardo”  invita l’amico sacerdote a non aver timore della nudità del corpo, lui che è abituato a qualcosa di molto più oscuro e scabroso: la nudità dell’anima.

Giuseppe D’Amico

Glam!

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